03 dicembre 2006

Un silenzio che vale più di mille parole !

Il giorno 4 novembre, più di duemila persone hanno partecipato alla fiaccolata silenziosa voluta dalla comunità parrocchiale di Santa Maria della Consolazione di Pozzuoli (detta del Carmine), in ricordo del giovane Daniele Del Core, tragicamente scomparso solo una settimana prima per mano di una brutale ed incomprensibile violenza. Un fiume di bambini, giovani, famiglie, hanno percorso la via Solfatara, partendo proprio dal luogo del delitto, snodandosi poi per il parco Bognar con breve sosta, via Anfiteatro e via Carmine, concludendo il cammino nella locale parrocchia. Presenti tutti i sacerdoti rappresentanti delle parrocchie della Forania Pozzuoli 1. Un silenzio spettrale ha avvolto le strade di questo quartiere che ha pianto un suo figlio e che, nel contempo, sperava nella miracolosa guarigione del giovane Loris Di Roberto la cui vita si è spenta appena ventiquattro ore dopo. L’occasione, per una intera comunità, di riconoscersi “tale” e di stringersi attorno alle due famiglie che hanno vissuto, in quei giorni, momenti di lacerante angoscia e di trepidante attesa, quest’ultima strozzata dalla dolorosa scomparsa di Loris. Una comunità che ancora oggi si pone tanti interrogativi, che attende risposte certe, che pretende segni concreti. La comunità del Carmine ha gremito il proprio tempio e ha ascoltato le parole del Vescovo Gennaro, pastore della Diocesi, intervenuto alla manifestazione. Mons. Pascarella ha indirizzato a tutti i presenti una sua parola, che è stata una parola sofferta, di un padre di una città che si rivolge ai propri figli. Il Vescovo è maestro nella fede, ma in quella sera tutti i presenti hanno percepito la sensazione di avere innanzi a sé un papà saggio e premuroso. “Sono qui innanzi tutto per dirvi la mia vicinanza. Vorrei questa sera, anche se so che è difficile, dar voce alla speranza, mentre tutto attorno sembra dire disperazione.”. E’ iniziato così il discorso del Vescovo Gennaro. Rivolto ai giovani ha detto: “la nostra mente è offuscata, il nostro cuore indurito, e la nostra vista annebbiata; se vogliamo vedere, dobbiamo togliere dai nostri occhi le travi dell’odio, della vendetta. Questi sentimenti producono solo danni a noi stessi, agli altri e alla società. Abbiamo una sola vita e vogliamo spenderla per qualcosa di grande: non dobbiamo farci trascinare nell’abisso della violenza da questi sentimenti a cui spesso seguono azioni negative che ci fanno sprofondare.”, e ancora: “la violenza rende schiavi, solo l’amore libera. Questa sera vogliamo dire no alla violenza, anche perché stiamo sperimentando il suo sapore amaro, le devastazioni che essa produce. Vogliamo dire sì a relazioni impostate sul rispetto, sulla lealtà, sull’onestà, sull’amore: allora la sofferenza dei nostri fratelli diventerà come il seme che caduto in terra muore, ma non rimane solo e porta frutti.”, e sempre rivolto ai giovani: “carissimi, cerchiamo di pensare positivo anche se il negativo sembra schiacciarci, e soprattutto impegniamoci a costruire il positivo. Fai agli altri quello che vuoi che gli altri facciano a te, non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te: sia questa la regola d’oro della vostra vita.”. E ai familiari: “Siamo qui, in questa chiesa dedicata alla Madonna della Consolazione. Mi rivolgo soprattutto ai genitori: chiediamo a Maria il dono della consolazione. Maria ha sofferto, può comprendere cosa significa per una madre perdere un figlio: la ritroviamo sotto la croce, questa donna desolata, afflitta, ma non disperata. Allora, chi più di lei può dare questo dono della consolazione a voi genitori e parenti?”, e concludendo: “al di là delle parole, ancora una volta volevo dirvi la mia vicinanza in questo momento che non coinvolge solo i genitori, ma che coinvolge la nostra città intera: perché quando succedono di questi fatti, non possiamo dire mai “non mi riguarda”, perché riguarda tutti.” E’ seguita la recita del Padre nostro e la benedizione del pastore della Diocesi.
La manifestazione si è poi conclusa così come è iniziata: in silenzio. Proprio perché in circostanze come questa, il silenzio vale più di mille parole.
A poco più di un mese dalla fiaccolata, il rione Carmine ancora piange questi suoi ragazzi e spera che il loro sacrificio non resti vano, ma che sia di monito per il riscatto sociale e culturale di un quartiere che vive un insopportabile stato di abbandono.